Il motore NAGI è la parte che fonde i segnali, apprende le soglie personali e decide
quando intervenire. Gira in Europa (Francoforte) e non riceve mai contenuti — solo
indici numerici.
Le basi che informano le regole
Le scelte del motore non sono arbitrarie: derivano dal metodo EMA e dalla
letteratura sul sonno e sull'autoregolazione. Nagi non fa diagnosi — usa questi
risultati solo per decidere quando e come porre attenzione.
Qui sotto trovi il riassunto; la bibliografia completa, con i riferimenti puntuali
a ogni studio, è nelle basi scientifiche.
- EMA (Ecological Momentary Assessment) — Shiffman, Stone & Hufford:
valutazioni brevi, nel momento e nel contesto reale, riducono le distorsioni del
ricordo retrospettivo. Da qui il day-review per episodi e le domande 1-tap.
- Anti-priming ("blind-first"): l'etichetta viene chiesta prima di
mostrare qualunque riepilogo, così il dato non influenza la risposta.
- Sonno e reattività emotiva — Yoo et al. 2007: una notte di deprivazione
amplifica la risposta dell'amigdala agli stimoli negativi. Il recupero scarso
rende più vulnerabili agli stressor: per questo il sonno è un "prior", non una
misura di stress.
- Dose-risposta della perdita di sonno — Van Dongen et al. 2003: la
restrizione cronica degrada vigilanza e funzioni esecutive in modo cumulativo.
- Differenze individuali — Van Dongen et al. 2004: la vulnerabilità alla
perdita di sonno è stabile e personale. Per questo la baseline è appresa per
persona (mediana propria), mai un valore universale.
- Sonno e umore negli studi EMA — Konjarski et al. 2018 (review): la
relazione sonno-umore è bidirezionale e replicata con lo stesso metodo di
campionamento che usa Nagi.
- HRV notturna come recupero: la variabilità cardiaca durante il sonno è
un indicatore di recupero parasimpatico, non di stress operativo — pattern usato
dai principali sistemi di "readiness". Da qui la sua esclusione dallo stress
live.
- Validità temporale della misura ("freschezza") — Munoz et al. (PLOS ONE
2015): l'RMSSD è affidabile già su registrazioni di 10–60 secondi, e lo stato
del sistema nervoso autonomo cambia nell'arco di minuti; nella cornice
resting-reactivity-recovery della ricerca psicofisiologica (Laborde, Mosley
& Thayer 2017) il recupero vagale verso il valore di base dopo uno stressor
si osserva tipicamente su una scala di minuti. Per questo una misura di stress
"invecchia" in fretta: se il segnale ha più di ~5 minuti (wearable tolto o in
carica) Nagi lo considera non misurato, non l'ultimo valore. Per la
presenza al computer vale la soglia di inattività usata dagli strumenti di lavoro
(Slack, Teams, ~10 minuti): oltre, l'indice comportamentale torna neutro.
La regola: non misurato non è zero, e nemmeno l'ultimo valore per sempre.
- Quando chiedere (timing del campionamento) — la metodologia EMA distingue
campionamento a orario fisso, signal-contingent (innescato) ed
event-contingent (a evento). Nagi preferisce chiedere solo quando un dato è
fuori norma o a un confine naturale (il risveglio, la fine giornata), non a caso: meno
domande, meglio temporizzate. Da qui i "trigger" come «hai dormito poco stanotte?».
- Reattanza psicologica — Brehm: la pressione percepita e le domande ripetute
spingono a disimpegnarsi. Per questo i riquadri appaiono solo quando servono e non
insistono.
- Sensor-optional (quando manca la fisiologia) — se non hai un dispositivo che
misura HRV/sonno, o non concedi il permesso, l'auto-segnalazione (EMA) è uno strumento
validato a sé, che precede i wearable; i segnali comportamentali (ritmi d'uso)
sono proxy studiati (l'idea di "fenotipo digitale", Insel). Nagi degrada con grazia:
senza un sensore pesa le altre sorgenti e si affida di più al tuo riscontro, senza mai
dare per scontato che "va tutto bene". Nessuna funzione dipende dal possedere un
orologio.
- Chiusura del ciclo (feedback) — Norman: ogni azione dell'utente ha bisogno di
una conferma visibile. Da qui il «Registrato ✓» quando segnali qualcosa.
- Ritmo circadiano — modello a due processi della regolazione del sonno
(Borbély): oltre al debito di sonno (Processo S) c'è la componente circadiana
(Processo C), per cui vigilanza e attivazione seguono l'ora del giorno. Per questo il
motore confronta ogni lettura col tuo «normale» di quella fascia oraria, non con una
media piatta — il calo pomeridiano non è stress.
- Fabbisogno di sonno individuale — Van Dongen et al. 2004: la sensibilità
alla perdita di sonno è stabile e personale. Per questo la soglia «poco sonno» è la
tua (mediana delle tue notti), non un 6h universale.
- Cronotipo — Horne & Östberg: la preferenza mattutino/serale è individuale.
Per questo l'orario in cui Nagi ti fa la domanda del mattino si adatta a quando ti
svegli davvero, invece di una fascia fissa.
- Rimandare non è rifiutare — negli studi sugli interventi digitali al lavoro
(JMIR Mental Health 2024), un suggerimento riprogrammato dall'utente a un momento
migliore ha molte più probabilità di essere accolto di uno imposto. Da qui il
«Più tardi» sulle domande: rimanda di un paio d'ore senza contare come un no.
- Qualità delle risposte — la ricerca EMA mostra che con il tempo alcune
risposte diventano automatiche (subito e sempre uguali — "careless responding";
Businelle et al. 2024, Ottenstein & Werner 2022). Nagi le tiene comunque,
ma le fa pesare meno nella taratura delle tue soglie. Il controllo avviene tutto sul
dispositivo: al server arriva solo il peso, mai il come.
- Respirazione lenta — due studi micro-randomizzati (J Med Internet Res
2025) mostrano che 1 minuto di respirazione a ~6 respiri/min, proposto nel momento
giusto, stabilizza il sistema nervoso autonomo (la variabilità cardiaca risale nei
10 minuti successivi) e riduce stress percepito e ruminazione. Da qui il respiro
guidato di Nagi.
- Chiedere aiuto quando serve — negli studi (JMIR Mental Health 2025) il
supporto attivato dalla persona («ho bisogno ora») è giudicato più tempestivo e
utile di quello deciso da soglie automatiche. Da qui «Mi serve una mano ora».
- Regolarità del sonno — la regolarità predice il benessere indipendentemente
dalla durata (Phillips et al. 2017, Sleep Regularity Index); lo slittamento del
weekend è un carico aggiuntivo ("social jetlag", Wittmann et al. 2006). Per
questo Nagi guarda anche a che ora dormi, non solo quanto.
- Imparare dal positivo — etichettare ciò che funziona amplia le risorse,
non solo i rischi (broaden-and-build, Fredrickson 2001; affect labeling, Lieberman
et al. 2007). Da qui l'occasionale «cosa ha aiutato oggi?» nelle giornate serene.